Una storia che sa di lampadine lasciate accese, crisi climatica e madri testarde
La madre
faceva la pizza e la figlia l’aiutava. Da quando la seconda era andata a vivere
in città, le due si vedevano sempre più raramente.
- Mamma, la
luce...
La madre
aveva preso la farina dal ripostiglio e aveva lasciato la luce accesa.
- Ho le mani
impegnate - rispose, già intenta a impastare.
La figlia
smise di affettare le verdure e sbuffando andò a spegnere lei.
- Sei sempre
la solita... - disse stizzita.
La madre,
senza alzare gli occhi dall’impasto, provò a difendersi.
- Non essere
così pesante... A te non capita mai di dimenticarti le cose?
- Quelle
importanti no!
- Capirai!
Spegnere una lampadina...
- Certo! È
per colpa delle lampadine lasciate accese da quelli come voi se il mondo sta
andando a puttane...
- Noi chi?
- Tu,
papà... Quasi tutti quelli della vostra età.
- Cioè
quelli che vi han cresciuto senza che vi mancasse nulla...
- Quelli che
han vissuto al di sopra delle loro possibilità, come le cicale.
La madre non
rispose. Dopo essersi pulita le mani con uno strofinaccio, prese il telecomando
e accese la tivù su un programma a caso, comunicando in quel modo la sua
intenzione di non voler proseguire la conversazione.
Sullo
schermo apparve il conduttore di un telegiornale.
- Ecco, solo
questo sapete fare... - disse la figlia spegnendo. - Rincoglionirvi fino a
credere che il mondo sia davvero quello lì dentro.
-
Riaccendila.
-
Scordatelo. O la tivù o me, lo sai.
- Beh, se
devi rompermi le palle, preferisco la tivù.
La figlia
scoppiò a ridere.
- Ah, beh,
certo: la tivù le palle mica te le rompe, è fatta per piacerti... Nessuno ti
dirà che devi smetterla di consumare per quattro, in tivù. Tutto il contrario!
La madre
impastava la pizza con foga crescente, quasi volesse prendere a schiaffi
l’impasto, immaginando fosse il volto della figlia.
- Guarda che
non sei l’unica ad avere studiato! - sbottò. - Mica mi bevo tutto quello che
dicono, cosa credi?
- Aver
studiato non c’entra. La tivù è democratica: rincoglionisce tutti.
- Io le
cazzate non le guardo.
- Ah, no? E
i telegiornali cosa sono? Pensi che dicano le cose come stanno? Pensi di capire
il disastro climatico che sta arrivando, guardandoli?
- Perché no?
Ne parlano quasi tutti i giorni, ormai...
- Ah, sì? E
come mai fino a qualche anno fa non dicevano una parola? Eppure è da trent’anni
che gli scienziati danno l’allarme...
- Beh,
meglio tardi che mai...
- E invece
no! Sarebbe stato meglio che continuassero a star zitti! Perché ogni volta che
trattano un argomento lo banalizzano, lo trasformano in uno spettacolo e la
gente non ci capisce più un cazzo! Ma a loro non interessa, basta fare
audience, e la crisi climatica oggi lo fa... Per questo ne parlano!
- Beh, a me
è servito. Ora ne so di più...
La figlia
scoppiò a ridere di nuovo.
- Ah, sì? E
cosa sai?
-
M’interroghi, adesso?
- Sì! Cosa
sai?
- So che è
sempre più caldo...
- E perché?
- Senti,
sono stufa...
- Perché è
sempre più caldo?
- Per
l’inquinamento... L’anidride carbonica...
-
Decisamente vaga come spiegazione, ma lasciamo stare. E quindi, cosa si
dovrebbe fare?
- Beh,
inquinare di meno.
- E come?
- Con le
auto elettriche... I pannelli fotovoltaici... Cose così...
- Cose così?
- Ma cosa
pretendi? Non sono mica un’esperta, io!
- E
dovresti, invece! Le auto elettriche e i pannelli fotovoltaici sono solo altri
prodotti da vendere, ecco perché ne parlano in tivù! Invece le cose davvero
importanti non te le dicono. Che i consumi dovrebbero calare drasticamente, per
esempio.
- Io consumo
già pochissimo.
- Ah, sì? -
disse la figlia andando ad aprire il frigo: era strapieno. - E questo sarebbe
il frigo di una che consuma pochissimo?
Mentre
stendeva con impeto la pizza dentro alle teglie, continuando a fare come se al
posto dell’impasto ci fosse la figlia, la madre sbuffò esasperata.
- E cosa
dovrei fare? Patire la fame?
-
Poverina... Hai almeno dieci chili di troppo, dimagrire ti farebbe giusto bene!
- Per diventare
come te? Pelle e ossa?
- Il mio
peso è nella norma, e le mie analisi anche. Sei tu che tra colesterolo e
glucosio non sai qual è più alto...
La madre,
senza rispondere, si avventò sul frigo ancora aperto e tirò fuori gli
ingredienti da mettere sulla pizza: mozzarella e prosciutto.
- Avevamo
detto niente prosciutto! - protestò la figlia.
- Ho
cambiato idea.
- La carne
va ridotta, lo sai!
- Basta con
questa storia, hai rotto!
- Ma quale
storia? Questa non è una storia, è la verità!
- È
mangiando carne tutti i giorni che sei cresciuta sana!
- Cazzate,
mamma. Tutte cazzate!
- Se avessi
dei figli non la penseresti così!
Ecco la
questione cui, gira e rigira, la madre tornava sempre.
- Possibile
che sia l’unica cosa che t’interessi?
- Cosa c’è
di strano? Avere figli è naturale!
- E pensi
che i tuoi nipoti sarebbero felici di abitare in un mondo come quello che ci
avete lasciato? Pensi che io lo sia? Pensi che ti sia grata per avermi fatto
nascere?
La figlia si
pentì quasi subito di aver detto quelle ultime parole, ma ormai era fatta.
La madre non
rispose.
Calò un
silenzio pesante.
Poco dopo,
la figlia sentì la madre tirare su col naso. Si voltò verso di lei e vide che
stava piangendo. Non seppe cosa dirle e andò avanti a tagliare le verdure.
S’era fatta di nuovo prendere dall’astio, pensò con rammarico. Non era così che
la gente come sua madre si sarebbe convinta a cambiare. Lo sapeva, ma non
riusciva mai a essere più conciliante, meno aggressiva. E in quel modo spingeva
le persone a fare l’opposto di quel che voleva. Le verdure da affettare erano
finite, ormai, ma a lei venne voglia di tirar fuori la lingua e continuare a
tagliare.
Quella sera,
a tavola, mentre mangiavano la pizza, la figlia tentò un riavvicinamento.
- Davvero
buona - disse.
- Mi fa
piacere - rispose la madre dopo un istante di esitazione.
Il padre le
fissava perplesso. Aveva capito che tra le due c’era stata maretta, ma aveva
preferito non indagare per evitare di peggiorare la situazione.
- Col
prosciutto non ce n’è? - domandò.
Madre e
figlia, istintivamente, si guardarono.
- No -
rispose la moglie. - Stavolta niente prosciutto...
- E perché?
- Perché
bisogna mangiare meno carne. Se vuoi ce n’è altra con le verdure.
Il marito
bofonchiò un assenso poco convinto, mentre madre e figlia si guardarono di
nuovo e stavolta a entrambe parve che l’altra avesse accennato a un sorriso. Ma
non ne erano sicure.
La madre si
alzò, tirò fuori dal forno la pizza avanzata e la mise a tavola. Poi si
risedette.
- Mamma? -
disse la figlia.
- Sì?
- Io sono
contenta di essere vostra figlia.
La madre
sorrise davvero stavolta, e la figlia pure.
L’uomo le
guardò attonito, rinunciando a capirle.
- Anche se
sbaglio? - domandò la madre.
-
Soprattutto. Altrimenti con chi potrei prendermela?
- Beh, con
tuo padre, per esempio. Lui è peggio di me...
L’uomo,
capita la malaparata, pensò di chiudere il discorso allungando la mano sul
telecomando e accendendo la tivù.
- Spegnila
subito! - dissero in coro madre e figlia.
L’uomo,
rassegnato, obbedì.
- Stasera
niente tivù - disse la moglie.
- Stasera
parliamo - disse la figlia.
L’uomo
sospirò.
- E di cosa
parliamo? - domandò.
Madre e
figlia si scambiarono uno sguardo d’intesa.
- Della
crisi climatica, per esempio - disse la moglie.
- Della
crisi climatica?
- Esatto -
disse la figlia. - Sapresti spiegarla a tuo nipote?
L’uomo
iniziò a sentire caldo.
- L’aumento
delle temperature... - abbozzò.
- E perché
aumentano? - incalzò la moglie.
- Beh, per
l’inquinamento...
- Vago,
molto vago - disse la figlia.
- Ma
lasciamo stare - disse la moglie. - E quindi, cosa si dovrebbe fare?
L’uomo le
guardò terrorizzato.
- Cos’è questo,
un interrogatorio? - domandò.
Divertite,
le due donne risposero di sì, lasciandosi andare a una risata liberatoria.
Fuori, il
pianeta continuava a girare sul suo asse, le temperature ad aumentare
impercettibili ma inesorabili, e l’umanità a marciare rapida verso il baratro.
La possibilità di fermarsi e tornare indietro, tuttavia, restava ed era ancora
buona. Come una pizza alle verdure fatta da madre e figlia.
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