I nuovi feudatari industriali ci stanno “furando” anche gli aeroporti - Cristiano Sabino
Sardegna
colonia di sfruttamento
La Sardegna
è sempre più una «colonia di sfruttamento» (Gramsci) e la vicenda della
“fusione” degli aeroporti sardi non è un fatto secondarie rispetto alla
colonizzazione energetica in corso, bensì rappresenta un tassello fondamentale
del processo di penetrazione coloniale in corso su cui è recentemente
intervenuto con grande capacità di sintesi Omar Onnis ( Sardegna sotto attacco, senza difese
– S’Indipendente ).
Ciò che è in
corso è un passaggio di fase della dipendenza: il trasferimento di una delle
ultime infrastrutture strategiche rimaste sotto controllo pubblico verso il
circuito dei grandi fondi speculativi, esattamente come hanno fatto con la Grecia
ma senza neanche la scusa del debito. Ha ragione Michele Zuddas, nella
sua J’accuse a
sottolineare come la costruzione di una gestione unica dei tre aeroporti sardi
– Cagliari, Olbia e Alghero – non è un dettaglio amministrativo o un fatto
tecnico – così come vogliono presentarlo alcuni media che hanno le mani nella
marmellata -, ma un fatto politico di prima grandezza, perché incide sulla
libertà materiale della comunità sarda e sulla sua capacità di
autodeterminarsi.
Al di là del
fatto che gli aeroporti possono costituire di per sé una grande ricchezza
nazionale (nazionale dei sardi), in un territorio insulare, essi sono un asset
strategico profondamente politico e non sono semplici aziende di servizi.
Sono
dispositivi di connessione vitale, condizioni materiali dell’esercizio dei
diritti di cittadinanza e costituiscono una risorsa strategica nazionale
(sarda). Senza aeroporti governati nell’interesse collettivo, la mobilità non è
garantita ma concessa, regolata dal mercato, subordinata alla redditività.
È per questo
che la progressiva privatizzazione degli scali sardi non può essere letta come
un processo neutro, ma come una scelta che sposta il baricentro del potere
decisionale lontano dall’Isola e dai suoi abitanti e soprattutto svuota la
Regione Autonoma dei suoi poteri realmente sovrani, perché – lo si capisce bene
– senza gettito economico e senza controllo politico sugli asset strategici,
ogni sovranità diventa presto una foglia di fico.
Cos’è il F2i
Ligantia e perché la fusione è un furto ai danni dei sardi.
Il perno di
questo processo di esproprio coloniale è F2i Ligantia, società controllata dal
fondo F2i Sgr, il principale fondo infrastrutturale italiano, che gestisce
capitali per oltre sette miliardi di euro. F2i non è un investitore qualunque:
è uno strumento sofisticato di intermediazione tra capitale pubblico e rendita
privata, partecipato da soggetti come il Fondo Ania, fondazioni bancarie,
investitori USA come BlackRock e, soprattutto, dalla Cassa Depositi e Prestiti,
controllata dal Ministero dell’Economia.
Ciò
significa che lo Stato italiano non osserva da fuori il processo di
espropriazione di uno degli ultimi vettori strategici di proprietà del popolo
sardo, ma vi partecipa attivamente come soggetto finanziario e speculativo,
traendo beneficio dalla valorizzazione di infrastrutture costruite i soldi dei
sardi.Il dato centrale, spesso rimosso dal dibattito pubblico, è che questa
privatizzazione avviene non in presenza di crisi, ma di profitti.
Come spiega
Alessandra Carta nel suo documentato articolo dell’Unione
Sarda gli
aeroporti sardi funzionano e producono utili significativi.
L’aeroporto
di Cagliari, gestito da Sogaer, ha chiuso il 2024 con oltre settantasei milioni
di euro di ricavi e più di dieci milioni di utile netto. Olbia, già privatizzata
nel 2020, ha superato i novanta milioni di ricavi con utili superiori ai
ventiquattro milioni. Anche Alghero, nonostante dimensioni più contenute e un
oggettivo ridimensionamento negli ultimi anni, ha consolidato la propria
sostenibilità economica.
Questo
quadro smentisce radicalmente l’idea – veicolata da alcuni media coinvolti
nell’affare – che la concentrazione in una holding privata sia necessaria per
salvare o rilanciare il sistema aeroportuale isolano.
Al
contrario, dimostra che la svendita rappresenta uno dei più grandi espropri
collettivi ai danni del popolo sardo, una nuova legge delle chiudende a tutto
beneficio di privati che da una parte impoverisce materialmente i cittadini
sardi deprivandoli di una enorme ricchezza nazionale, dall’altra tarpandogli
letteralmente le ali in un diritto garantito dall’articolo della stessa
Costituzione italiana che all’articolo 16 recita così: «Ogni cittadino può
circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio
nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per
motivi di sanità o di sicurezza.
Nessuna
restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è
libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli
obblighi di legge».Affidare questo diritto ai privati (visto che dall’isola si
esce o in nave o in aereo e non in auto, in treno, a cavallo o a piedi) è di
fatto una limitazione palese di questo diritto.
La dinamica
è tipica dei processi di finanziarizzazione con l’aggravante della violenza
coloniale verso un popolo subalterno e marginalizzato: il capitale pubblico
stabilizza, investe, costruisce infrastrutture e domanda; il capitale
finanziario interviene quando i flussi di cassa sono certi, appropriandosi
della gestione e delle prospettive di crescita. I precedenti sono eloquenti. La
quota di Sogeaal acquistata da F2i nel 2016 per poco più di nove milioni di
euro, nel giro di sei anni ha visto una rivalutazione di circa il settanta per
cento.
La Geasar di
Olbia, acquisita nel 2020 per 248 milioni, è stata rivalutata a oltre 360
milioni in appena due anni. Questi numeri non raccontano una strategia
industriale orientata al servizio pubblico, ma un’operazione di valorizzazione
finanziaria di asset essenziali ai sardi che ancora una volta vengono trattati
come indigeni con l’anello al naso, oggetto da sfruttare e non soggetto da
rispettare.
Il passaggio
decisivo riguarda ora Cagliari-Elmas che rappresenta anche una sorta di golden
goal della volontà rapace dei colonizzatori e del servilismo delle loro guide
indiane locali. Lo scalo più importante dell’Isola, quello che garantisce la
massa critica del sistema e che finora è rimasto a controllo pubblico
attraverso la Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, sta per essere gentilmente
ceduto in cambio delle solite perline coloniali.
Il ruolo dei
media compiacenti e della RAS in mano ai colonialisti.
Una
fregatura è una fregatura finché qualcuno non te la vende come un affare, una
necessità o come una grande occasione di sviluppo. A questo ci pensa La Nuova
Sardegna che già nel 2022 pubblicava un articolo dal titolo “I tre aeroporti
sardi insieme: così il territorio cresce”.
L’autore
scriveva con tocco fiabesco che «le compagnie aeree, principali clienti degli
aeroporti ai quali devono pagare i diritti di atterraggio, stazionamento e
decollo, possono giostrare sui prezzi mettendo quelli vicini l’uno in
concorrenza con l’altro e spuntando tariffe stracciate, che impoveriscono tutti
gli scali. Ryanair è la campionessa del mondo, in questo gioco di prestigio.
La Sardegna
non fa eccezione». Quindi, visto che Alghero e Olbia sono stati privatizzati,
perché non completare l’opera svendendo anche Cagliari per «stare tutti
solidamente in piedi sul piano economico e negoziare insieme sul mercato»?
Geniale no? Visto che ci siamo fatti fregare due aeroporti su tre, diamogli
anche il terzo, così stiamo più tranquilli!Il perché di queste narrazioni così
sdraiate de La Nuova Sardegna ce lo spiega Zuddas nel su citato articolo di
S’Indipendente: «questo passaggio non avviene in modo isolato, ma dentro una
rete di governance che coinvolge anche SAE Sardegna S.p.A., il gruppo
editoriale che controlla La Nuova Sardegna. SAE non è un soggetto neutro nel
contesto regionale: è parte del sistema che forma l’opinione pubblica e che contribuisce
a definire ciò che appare inevitabile, tecnico, privo di alternative.
Quando
sviluppo economico, infrastrutture e informazione orbitano nello stesso
perimetro decisionale, il conflitto viene silenziato».E in tutto questo che
dice la Giunta Todde, sostenuta dalla “sinistra radicale” di AVS e Sinistra
Italiana, dal Movimento dei cittadini contro la “Kasta” e perfino
dall’associazione “indipendentista” A innantis con a capo una delle eminenze
grigie dell’ “indipendentismo moderno” che attraverso una ricca attività di
convegnistica e di consulenza annuncia quotidianamente sui social che la
sovranità nazionale è sempre più vicina?
Ce lo spiega
bene Marzia Piga su SassariToday : «A valle del closing, Nord
Sardegna Aeroporti (che poi nelle intenzioni dovrebbe perdere nel nome la
connotazione geografica per quella regionale) resterà a maggioranza privata con
F2i azionista di controllo, mentre la Regione entrerà con una quota qualificata
di almeno il 10%, sostenuta da 30 milioni già stanziati».
Capito?
Invece di alzare la bandiera del no alla privatizzazione e farsi ambasciatrice
del diritto dei sardi a presidiare gli asset strategici, la RAS stanzia 30
milioni dei sardi per conservare una percentuale irrisoria (il 10%), giusto il
tanto per poter alzare la mano e chiedere il permesso di assentarsi ed andare
al bagno alle riunioni dei soci.
Che
affarone, no?Infatti il 10% è una presenza che non garantisce il controllo, ma
serve piuttosto a certificare politicamente l’operazione, a presentarla come
partenariato pubblico-privato mentre il baricentro decisionale resta saldamente
nelle mani del fondo speculativo F21.
La sovranità
si riduce a simbolo, la capacità di indirizzo a testimonianza.Tutto questo
avviene mentre resta privo di tutela effettiva il diritto alla mobilità,
sancito dall’articolo 16 della Costituzione italiana, che in un’isola assume un
significato sostanziale e non astratto. Un fondo di investimento non ha infatti
alcun obbligo verso la continuità territoriale.
Conclusione
Energia,
sanità, trasporti, scuola, RWM, vertenza entrate.. Se uniamo i puntini abbiamo
il quadro di un aggravarsi della colonizzazione. Serve costruire una
alternativa di sistema del popolo sardo, perché ovviamente l’alternativa non
può essere la destra meloniana che in questa vicenda ha addirittura recitato la
parte di chi è contrario alle privatizzazioni (loro che dell’ordoliberismo sono
indiscutibilmente i campioni!).
Ma nemmeno dobbiamo
illuderci di riporre le nostre speranze in quella galassia di sigle che ad ogni
tornata ostentano indipendenza politica, ma poi spalleggiano gli stessi partiti
coloniali sperando in un posticino al caldo. Serve un movimento popolare e di
rottura dal basso, fondato su percorsi di democrazia reale, con profonde radici
nel territorio. Da un po’ di tempo chiamo questa prospettiva “sardismo
popolare”, in attesa di definizioni migliori. In ogni caso mi sento di lanciare
la sfida: chi ha filo da tessere tessa. Da parte nostra non potremmo che
apprezzare.
F2i, Fondazione, Nuova Sardegna: nomi e cognomi sulle connessioni del potere – S’Imprenta - Ivan Monni
L’ok della
Regione Sardegna alla fusione degli aeroporti da parte del fondo privato F2i e
la decisione di partecipare direttamente all’operazione con trenta milioni,
apre a più di un interrogativo.
Di fatto consegna le porte dell’isola a un’azienda privata i cui obiettivi
esulano dal diritto al trasporto dei sardi. Il monopolio privato è ancora più
grave in un’isola, poiché l’unica alternativa è un altro monopolio di fatto:
Tirrenia.
I
collegamenti del potere sono intricati, per cui occorre sbrogliare la matassa
con ordine, per evitare di perdersi.
Iniziamo dagli attori in campo:
Fondazione di Sardegna
Il primo
attore da considerare è la Fondazione, da cui si dipanano le varie diramazioni
del potere economico, mediatico, politico.
Nacque nel
1992 per contenere le azioni del Banco di Sardegna; l’anno successivo il Banco
di Sardegna acquisì il Banco di Sassari, poi insieme furono cedute al Banco
Popolare Emilia Romagna nel 2001.
La
Fondazione è un’organizzazione privata senza scopo di lucro, non ha “soci”
perché il suo patrimonio deriva dalla cessione dell’attività bancaria.
Si sostiene con investimenti in quote azionarie di altre società, nel 2027
conta di portare il suo patrimonio ad oltre 1 miliardo. Una bella cassaforte politica.
Tra le varie
partecipazioni, detiene:
- il 7,4% del Banco Popolare Emilia Romagna
- l’1,61% della Cassa Depositi e Prestiti
- Fa parte del blocco di Fondazioni Bancarie, che detiene il 25%
del capitale di F2i
- Infine, detiene delle quote di minoranza della Nuova Sardegna, strategiche per il controllo dell’informazione
Qui la ricerca si biforca, da un lato vediamo chi sono i soci della Nuova Sardegna, poi vedremo F2i.
La Nuova Sardegna
Il
Gruppo Nuova Sardegna è controllato:
- dal Gruppo Sae, la
cui vicepresidente è Marianna Orrù e Pasquale Mereu (un omonimo del
sindaco di Orgosolo), che ricoprono rispettivamente anche le cariche di
consigliere di amministrazione e di componente del comitato di indirizzo
della Fondazione di Sardegna. Nel CDA del gruppo SAE Sardegna siede Maurizio De
Pascale
- dalla Fondazione di
Sardegna
- dalla Depafin,
Gruppo di Maurizio De Pascale
- da AbInsula Srl,
società sassarese.
F2i SGR
Veniamo
dunque al gruppo F2i SGR, gestisce capitali per oltre sette
miliardi di euro, è stata fondata da Cassa Depositi e Prestiti, UniCredit,
Intesa Sanpaolo e, come visto prima, è partecipata da Fondazione di Sardegna.
F2i ha fondato F2i Ligantia (di cui detiene direttamente
il 79%), ed è partecipata da Fondazione di Sardegna (5%) e da
due società gestite direttamente da Blackrock Infrastructure (16%).
F2i Ligantia
detiene gli aeroporti di:
- Olbia (Geasar): F2i Ligantia
detiene il 79,79%. Acquisito nel 2020.
- Alghero (Sogeaal): F2i Ligantia
detiene il 71,25%. Acquisito nel 2016.
La partita sull’aeroporto di Elmas
L’aeroporto
di Cagliari, gestito da Sogaer, ha chiuso il 2024 con oltre settantasei
milioni di euro di ricavi e più di dieci milioni di utile
netto. Olbia, già privatizzata nel 2020, ha superato i novanta
milioni di ricavi con utili superiori ai ventiquattro milioni.
Anche Alghero, nonostante le dimensioni più contenute e un
oggettivo ridimensionamento negli ultimi anni, ha consolidato la propria
sostenibilità economica.
Cagliari-Elmas (Sogaer): La gestione è attualmente
controllata per il 95,7% dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, il cui
presidente è Maurizio De Pascale, un nome cruciale in questa vicenda.
Secondo il
giornale Sardegnagol De Pascale era contrario alla cessione al fondo (Video “Non
ci sarà nessuna vendita, dismissione o privatizzazione”).
L’intervista
è un capolavoro politico-oracolare, da un lato nega categoricamente la
privatizzazione, ma nella stessa intervista parla di una operazione che “consente
la costituzione di una società che viene realizzata attraverso un aumento di
capitale che liberamente verrà proposto da F2i Ligantia e sarà riservato alla
camera di commercio di Cagliari e Oristano“.
Di fatto, la
F2i arriverebbe a controllare la maggioranza, e la conseguente diminuzione delle quote
detenute dalla Camera di commercio di Cagliari-Oristano (dal 94,4% al 40,5%).
La Corte dei conti boccia la privatizzazione dell’aeroporto di Cagliari,
mentre per l’ANAC, l’anticorruzione, il cambio di
azionisti potrebbe portare alla revoca delle licenze e richiede una gara
pubblica.
Tutta
l’operazione è riconducibile ad un’area politica precisa, infatti la Fondazione
di Sardegna è ricorrente in parecchie partite, il cui presidente Giacomo
Spissu, un ex presidente del consiglio della regione, è nel consiglio di
amministrazione di F2i, e dunque
controlla il potere economico, finanziario, e l’informazione nel nord Sardegna.
In precedenza, gli stessi ruoli erano in mano ad Antonello Cabras, che ora è
vicepresidente del Banco popolare dell’Emilia Romagna.
L’Unione
Sarda è schierata contro la privatizzazione (editoriale di Zuncheddu del 2024), è da segnalare che anche questa
volta i quotidiani sardi sono in contrapposizione, e la Nuova si trova in
posizione coloniale; inizialmente si pensava all’indotto di Elmas (centri
commerciali, ristoranti) ma l’utile annuo prodotto dallo scalo di Cagliari fa
impallidire tutto il resto, senza contare il valore politico.
L’Unione
raccoglie dei pareri contrari al monopolio:
«Lo scalo di Cagliari non si
regala». Fausto Mura, presidente Federalberghi per il Sud Sardegna,
boccia le ipotesi della cessione a F2i e della fusione con Olbia e Alghero:
«Operazioni fuori da ogni logica».
Per l’ex manager di Sogeaal: «Non svendiamo i nostri scali»
Umberto Borlotti: «La gestione pubblica funziona, i fondi di investimento sono
attratti solo dagli utili»
Mentre
l’autorità Antitrust (aprile 2024) ha dichiarato che la fusione “non
viola la concorrenza” e non rafforza posizioni dominanti, dando così un via
libera formale.
Pur trattandosi di un monopolio.
Perché c’entra anche la speculazione energetica?
Scriveva il Sole24ore, lo scorso dicembre 2025: “Alla firma l’ingresso del fondo americano Sixth Street con il
38%. F2i chiude il riassetto di Sorgenia, creando
un maxi polo dell’energia da oltre 6 GW di capacità installata, e si
prepara ad altri due dossier caldi del settore, entrambi italo-francesi: il
break up di Tirreno Power, la ex genco Enel di cui la stessa Sorgenia condivide
il controllo con Engie, e in prospettiva Edison, dove il quadro è più fluido in
attesa delle decisioni di Edf.”
Maurizio De
Pascale, tramite
l’Impresa Pellegrini ha costruito la stazione elettrica Terna a
Garaguso, in Basilicata, ha effettuato dei lavori per
il Parco Eolico di Tolve e Vaglio (PZ), e svolgerà dei lavori edili,
civili e infrastrutturali per conto di Terna, come
appaltatore, nell’ambito del progetto dei lavori per il SA.CO.I.3, il cavo potenziato di Terna che collega Sardegna-Corsica-Italia.
La linea
editoriale della Nuova Sardegna ha totalmente ignorato la
lotta dei comitati, un evento epocale come la raccolta firme Pratobello24 e ha
spinto direttamente una campagna propagandistica pro off-shore nelle scuole,
tramite alcuni funzionari delle multinazionali stesse.
In carica
alle relazioni esterne della Fondazione di Sardegna, c’è Graziano
Milia (che ha appena annunciato la ricandidatura a sindaco di Quartu
S.E.), che aveva patrocinato una giornata dedicata all’off-shore con le scuole medie,
organizzata dalle multinazionali Renantis e BlueFloat
Energy. F2i è “entrata nel finanziamento che ha
supportato l’acquisizione di Renantis (ex Falck Renewables)” da
parte di J.P. Morgan.
Milia aveva
avuto un duro scontro con i Comitati di difesa No Tyrrhenian Link di Quartu e
Selargius, con Milia in difesa di Terna e schierata in favore dell’off-shore.
Ricordiamo
che socio Terna è Cassa Depositi e Prestiti (tramite
una controllata), e che tra gli azionisti della banca c’è Fondazione di
Sardegna, di cui Milia cura le relazioni esterne.
Inoltre, due
impianti agrivoltaici approvati il 13 marzo 2025 sono
riconducibili alla F2i.
Due progetti fotocopia autorizzati che trasformeranno oltre 200 ettari nelle
campagne Solarussa, Zerfaliu, Tramatza, Siamaggiore e Zeddiani.
Scriveva a
marzo 2025 Enrico Fresu sull’Unione Sarda: Via libera a due enormi campi
agrivoltaici nell’Oristanese. “Ef Agri Società Agricola (ndr, 0 dipendenti),
che attraverso la “madre” Ef Solare Italia fa capo al colosso italiano degli
investimenti F2i (70%) e al francese Crédit Agricole Assurances (30%)”.
Insomma, F2i ha
messo radici, o artigli, sul grande fiume di denaro che sta transitando in
Sardegna con il PNRR e mette le mani sugli aeroporti sardi, vere e proprie
casseforti economico-finanziarie.
Come si blocca la speculazione sulla terra sarda?
Tempo fa
sorridevo leggendo che la Sardegna fosse terra di conquista commerciale: il PIL
non è tra i più alti e l’isola non fa gola come mercato di sbocco.
Mi sbagliavo: l’operazione F2i è economica, ma funzionale al controllo
politico, esercitato a prescindere dai risultati elettorali. L’economia pesa
più della democrazia: le decisioni si prendono nei CDA, non nelle urne.
Una nuova
elaborazione nella società è possibile a partire dallo scarto tra narrazione
ufficiale italiana (top) e resistenza anticoloniale dei comitati, associazioni
e movimenti (down).
Tuttavia, l’orgoglio “sardista” rimane ad un livello sentimentale, non
riusciamo a trasformarlo in politico, ed è una cosa su cui indagare
maggiormente.
Intanto ci
consoliamo con la mobilitazione nuorese contro il 41 bis a Nuoro: la città si mobilita con un’assemblea
straordinaria.
Da sostenere in tutti i modi.

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