sabato 24 gennaio 2026

Volare in Sardegna, una storia di colonizzazione e sfruttamento

 

I nuovi feudatari industriali ci stanno “furando” anche gli aeroporti - Cristiano Sabino

Sardegna colonia di sfruttamento

La Sardegna è sempre più una «colonia di sfruttamento» (Gramsci) e la vicenda della “fusione” degli aeroporti sardi non è un fatto secondarie rispetto alla colonizzazione energetica in corso, bensì rappresenta un tassello fondamentale del processo di penetrazione coloniale in corso su cui è recentemente intervenuto con grande capacità di sintesi Omar Onnis ( Sardegna sotto attacco, senza difese – S’Indipendente ).

Ciò che è in corso è un passaggio di fase della dipendenza: il trasferimento di una delle ultime infrastrutture strategiche rimaste sotto controllo pubblico verso il circuito dei grandi fondi speculativi, esattamente come hanno fatto con la Grecia ma senza neanche la scusa del debito. Ha ragione Michele Zuddas, nella sua J’accuse a sottolineare come la costruzione di una gestione unica dei tre aeroporti sardi – Cagliari, Olbia e Alghero – non è un dettaglio amministrativo o un fatto tecnico – così come vogliono presentarlo alcuni media che hanno le mani nella marmellata -, ma un fatto politico di prima grandezza, perché incide sulla libertà materiale della comunità sarda e sulla sua capacità di autodeterminarsi.

Al di là del fatto che gli aeroporti possono costituire di per sé una grande ricchezza nazionale (nazionale dei sardi), in un territorio insulare, essi sono un asset strategico profondamente politico e non sono semplici aziende di servizi.

Sono dispositivi di connessione vitale, condizioni materiali dell’esercizio dei diritti di cittadinanza e costituiscono una risorsa strategica nazionale (sarda). Senza aeroporti governati nell’interesse collettivo, la mobilità non è garantita ma concessa, regolata dal mercato, subordinata alla redditività.

È per questo che la progressiva privatizzazione degli scali sardi non può essere letta come un processo neutro, ma come una scelta che sposta il baricentro del potere decisionale lontano dall’Isola e dai suoi abitanti e soprattutto svuota la Regione Autonoma dei suoi poteri realmente sovrani, perché – lo si capisce bene – senza gettito economico e senza controllo politico sugli asset strategici, ogni sovranità diventa presto una foglia di fico.

Cos’è il F2i Ligantia e perché la fusione è un furto ai danni dei sardi.

Il perno di questo processo di esproprio coloniale è F2i Ligantia, società controllata dal fondo F2i Sgr, il principale fondo infrastrutturale italiano, che gestisce capitali per oltre sette miliardi di euro. F2i non è un investitore qualunque: è uno strumento sofisticato di intermediazione tra capitale pubblico e rendita privata, partecipato da soggetti come il Fondo Ania, fondazioni bancarie, investitori USA come BlackRock e, soprattutto, dalla Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Ministero dell’Economia.

Ciò significa che lo Stato italiano non osserva da fuori il processo di espropriazione di uno degli ultimi vettori strategici di proprietà del popolo sardo, ma vi partecipa attivamente come soggetto finanziario e speculativo, traendo beneficio dalla valorizzazione di infrastrutture costruite i soldi dei sardi.Il dato centrale, spesso rimosso dal dibattito pubblico, è che questa privatizzazione avviene non in presenza di crisi, ma di profitti.

Come spiega Alessandra Carta nel suo documentato articolo dell’Unione Sarda gli aeroporti sardi funzionano e producono utili significativi.

L’aeroporto di Cagliari, gestito da Sogaer, ha chiuso il 2024 con oltre settantasei milioni di euro di ricavi e più di dieci milioni di utile netto. Olbia, già privatizzata nel 2020, ha superato i novanta milioni di ricavi con utili superiori ai ventiquattro milioni. Anche Alghero, nonostante dimensioni più contenute e un oggettivo ridimensionamento negli ultimi anni, ha consolidato la propria sostenibilità economica.

Questo quadro smentisce radicalmente l’idea – veicolata da alcuni media coinvolti nell’affare – che la concentrazione in una holding privata sia necessaria per salvare o rilanciare il sistema aeroportuale isolano.

Al contrario, dimostra che la svendita rappresenta uno dei più grandi espropri collettivi ai danni del popolo sardo, una nuova legge delle chiudende a tutto beneficio di privati che da una parte impoverisce materialmente i cittadini sardi deprivandoli di una enorme ricchezza nazionale, dall’altra tarpandogli letteralmente le ali in un diritto garantito dall’articolo della stessa Costituzione italiana che all’articolo 16 recita così: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».Affidare questo diritto ai privati (visto che dall’isola si esce o in nave o in aereo e non in auto, in treno, a cavallo o a piedi) è di fatto una limitazione palese di questo diritto.

La dinamica è tipica dei processi di finanziarizzazione con l’aggravante della violenza coloniale verso un popolo subalterno e marginalizzato: il capitale pubblico stabilizza, investe, costruisce infrastrutture e domanda; il capitale finanziario interviene quando i flussi di cassa sono certi, appropriandosi della gestione e delle prospettive di crescita. I precedenti sono eloquenti. La quota di Sogeaal acquistata da F2i nel 2016 per poco più di nove milioni di euro, nel giro di sei anni ha visto una rivalutazione di circa il settanta per cento.

La Geasar di Olbia, acquisita nel 2020 per 248 milioni, è stata rivalutata a oltre 360 milioni in appena due anni. Questi numeri non raccontano una strategia industriale orientata al servizio pubblico, ma un’operazione di valorizzazione finanziaria di asset essenziali ai sardi che ancora una volta vengono trattati come indigeni con l’anello al naso, oggetto da sfruttare e non soggetto da rispettare.

Il passaggio decisivo riguarda ora Cagliari-Elmas che rappresenta anche una sorta di golden goal della volontà rapace dei colonizzatori e del servilismo delle loro guide indiane locali. Lo scalo più importante dell’Isola, quello che garantisce la massa critica del sistema e che finora è rimasto a controllo pubblico attraverso la Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, sta per essere gentilmente ceduto in cambio delle solite perline coloniali.

Il ruolo dei media compiacenti e della RAS in mano ai colonialisti.

Una fregatura è una fregatura finché qualcuno non te la vende come un affare, una necessità o come una grande occasione di sviluppo. A questo ci pensa La Nuova Sardegna che già nel 2022 pubblicava un articolo dal titolo “I tre aeroporti sardi insieme: così il territorio cresce”.

L’autore scriveva con tocco fiabesco che «le compagnie aeree, principali clienti degli aeroporti ai quali devono pagare i diritti di atterraggio, stazionamento e decollo, possono giostrare sui prezzi mettendo quelli vicini l’uno in concorrenza con l’altro e spuntando tariffe stracciate, che impoveriscono tutti gli scali. Ryanair è la campionessa del mondo, in questo gioco di prestigio.

La Sardegna non fa eccezione». Quindi, visto che Alghero e Olbia sono stati privatizzati, perché non completare l’opera svendendo anche Cagliari per «stare tutti solidamente in piedi sul piano economico e negoziare insieme sul mercato»? Geniale no? Visto che ci siamo fatti fregare due aeroporti su tre, diamogli anche il terzo, così stiamo più tranquilli!Il perché di queste narrazioni così sdraiate de La Nuova Sardegna ce lo spiega Zuddas nel su citato articolo di S’Indipendente: «questo passaggio non avviene in modo isolato, ma dentro una rete di governance che coinvolge anche SAE Sardegna S.p.A., il gruppo editoriale che controlla La Nuova Sardegna. SAE non è un soggetto neutro nel contesto regionale: è parte del sistema che forma l’opinione pubblica e che contribuisce a definire ciò che appare inevitabile, tecnico, privo di alternative.

Quando sviluppo economico, infrastrutture e informazione orbitano nello stesso perimetro decisionale, il conflitto viene silenziato».E in tutto questo che dice la Giunta Todde, sostenuta dalla “sinistra radicale” di AVS e Sinistra Italiana, dal Movimento dei cittadini contro la “Kasta” e perfino dall’associazione “indipendentista” A innantis con a capo una delle eminenze grigie dell’ “indipendentismo moderno” che attraverso una ricca attività di convegnistica e di consulenza annuncia quotidianamente sui social che la sovranità nazionale è sempre più vicina?

Ce lo spiega bene Marzia Piga su SassariToday : «A valle del closing, Nord Sardegna Aeroporti (che poi nelle intenzioni dovrebbe perdere nel nome la connotazione geografica per quella regionale) resterà a maggioranza privata con F2i azionista di controllo, mentre la Regione entrerà con una quota qualificata di almeno il 10%, sostenuta da 30 milioni già stanziati».

Capito? Invece di alzare la bandiera del no alla privatizzazione e farsi ambasciatrice del diritto dei sardi a presidiare gli asset strategici, la RAS stanzia 30 milioni dei sardi per conservare una percentuale irrisoria (il 10%), giusto il tanto per poter alzare la mano e chiedere il permesso di assentarsi ed andare al bagno alle riunioni dei soci.

Che affarone, no?Infatti il 10% è una presenza che non garantisce il controllo, ma serve piuttosto a certificare politicamente l’operazione, a presentarla come partenariato pubblico-privato mentre il baricentro decisionale resta saldamente nelle mani del fondo speculativo F21.

La sovranità si riduce a simbolo, la capacità di indirizzo a testimonianza.Tutto questo avviene mentre resta privo di tutela effettiva il diritto alla mobilità, sancito dall’articolo 16 della Costituzione italiana, che in un’isola assume un significato sostanziale e non astratto. Un fondo di investimento non ha infatti alcun obbligo verso la continuità territoriale.

Conclusione

Energia, sanità, trasporti, scuola, RWM, vertenza entrate.. Se uniamo i puntini abbiamo il quadro di un aggravarsi della colonizzazione. Serve costruire una alternativa di sistema del popolo sardo, perché ovviamente l’alternativa non può essere la destra meloniana che in questa vicenda ha addirittura recitato la parte di chi è contrario alle privatizzazioni (loro che dell’ordoliberismo sono indiscutibilmente i campioni!).

Ma nemmeno dobbiamo illuderci di riporre le nostre speranze in quella galassia di sigle che ad ogni tornata ostentano indipendenza politica, ma poi spalleggiano gli stessi partiti coloniali sperando in un posticino al caldo. Serve un movimento popolare e di rottura dal basso, fondato su percorsi di democrazia reale, con profonde radici nel territorio. Da un po’ di tempo chiamo questa prospettiva “sardismo popolare”, in attesa di definizioni migliori. In ogni caso mi sento di lanciare la sfida: chi ha filo da tessere tessa. Da parte nostra non potremmo che apprezzare.

da qui

 

 

F2i, Fondazione, Nuova Sardegna: nomi e cognomi sulle connessioni del potere – S’Imprenta - Ivan Monni

 

L’ok della Regione Sardegna alla fusione degli aeroporti da parte del fondo privato F2i e la decisione di partecipare direttamente all’operazione con trenta milioni, apre a più di un interrogativo.
Di fatto consegna le porte dell’isola a un’azienda privata i cui obiettivi esulano dal diritto al trasporto dei sardi. Il monopolio privato è ancora più grave in un’isola, poiché l’unica alternativa è un altro monopolio di fatto: Tirrenia.

I collegamenti del potere sono intricati, per cui occorre sbrogliare la matassa con ordine, per evitare di perdersi.
Iniziamo dagli attori in campo:

Fondazione di Sardegna

Il primo attore da considerare è la Fondazione, da cui si dipanano le varie diramazioni del potere economico, mediatico, politico.

Nacque nel 1992 per contenere le azioni del Banco di Sardegna; l’anno successivo il Banco di Sardegna acquisì il Banco di Sassari, poi insieme furono cedute al Banco Popolare Emilia Romagna nel 2001. 

La Fondazione è un’organizzazione privata senza scopo di lucro, non ha “soci” perché il suo patrimonio deriva dalla cessione dell’attività bancaria.
Si sostiene con investimenti in quote azionarie di altre società, nel 2027 conta di portare il suo patrimonio ad oltre 1 miliardo. Una bella cassaforte politica.

Tra le varie partecipazioni, detiene:


Qui la ricerca si biforca, da un lato vediamo chi sono i soci della Nuova Sardegna, poi vedremo F2i.

La Nuova Sardegna

Il Gruppo Nuova Sardegna è controllato:

  • dal Gruppo Sae, la cui vicepresidente è Marianna Orrù e Pasquale Mereu (un omonimo del sindaco di Orgosolo), che ricoprono rispettivamente anche le cariche di consigliere di amministrazione e di componente del comitato di indirizzo della Fondazione di Sardegna. Nel CDA del gruppo SAE Sardegna siede Maurizio De Pascale
  • dalla Fondazione di Sardegna
  • dalla Depafin, Gruppo di Maurizio De Pascale
  • da AbInsula Srl, società sassarese.

Partecipazioni e collegamenti F2i – Fondazione di Sardegna – Aeroporto di Elmas. Grafico S’Indipendente


F2i SGR

Veniamo dunque al gruppo F2i SGR, gestisce capitali per oltre sette miliardi di euro, è stata fondata da Cassa Depositi e Prestiti, UniCredit, Intesa Sanpaolo e, come visto prima, è partecipata da Fondazione di Sardegna.
F2i ha fondato F2i Ligantia (di cui detiene direttamente il 79%), ed è partecipata da Fondazione di Sardegna (5%) e da due società gestite direttamente da Blackrock Infrastructure (16%).

F2i Ligantia detiene gli aeroporti di:

  • Olbia (Geasar): F2i Ligantia detiene il 79,79%. Acquisito nel 2020.
  • Alghero (Sogeaal): F2i Ligantia detiene il 71,25%. Acquisito nel 2016.

La partita sull’aeroporto di Elmas

L’aeroporto di Cagliari, gestito da Sogaer, ha chiuso il 2024 con oltre settantasei milioni di euro di ricavi e più di dieci milioni di utile nettoOlbia, già privatizzata nel 2020, ha superato i novanta milioni di ricavi con utili superiori ai ventiquattro milioni. Anche Alghero, nonostante le dimensioni più contenute e un oggettivo ridimensionamento negli ultimi anni, ha consolidato la propria sostenibilità economica.

Cagliari-Elmas (Sogaer): La gestione è attualmente controllata per il 95,7% dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, il cui presidente è Maurizio De Pascale, un nome cruciale in questa vicenda.

Secondo il giornale Sardegnagol De Pascale era contrario alla cessione al fondo (Video “Non ci sarà nessuna vendita, dismissione o privatizzazione”).

L’intervista è un capolavoro politico-oracolare, da un lato nega categoricamente la privatizzazione, ma nella stessa intervista parla di una operazione che “consente la costituzione di una società che viene realizzata attraverso un aumento di capitale che liberamente verrà proposto da F2i Ligantia e sarà riservato alla camera di commercio di Cagliari e Oristano“.

Di fatto, la F2i arriverebbe a controllare la maggioranza, e la conseguente diminuzione delle quote detenute dalla Camera di commercio di Cagliari-Oristano (dal 94,4% al 40,5%).

La Corte dei conti boccia la privatizzazione dell’aeroporto di Cagliari, mentre per l’ANAC, l’anticorruzione, il cambio di azionisti potrebbe portare alla revoca delle licenze e richiede una gara pubblica.

Tutta l’operazione è riconducibile ad un’area politica precisa, infatti la Fondazione di Sardegna è ricorrente in parecchie partite, il cui presidente Giacomo Spissu, un ex presidente del consiglio della regione, è nel consiglio di amministrazione di F2i, e dunque controlla il potere economico, finanziario, e l’informazione nel nord Sardegna.
In precedenza, gli stessi ruoli erano in mano ad Antonello Cabras, che ora è vicepresidente del Banco popolare dell’Emilia Romagna.

L’Unione Sarda è schierata contro la privatizzazione (editoriale di Zuncheddu del 2024), è da segnalare che anche questa volta i quotidiani sardi sono in contrapposizione, e la Nuova si trova in posizione coloniale; inizialmente si pensava all’indotto di Elmas (centri commerciali, ristoranti) ma l’utile annuo prodotto dallo scalo di Cagliari fa impallidire tutto il resto, senza contare il valore politico.

L’Unione raccoglie dei pareri contrari al monopolio:
«Lo scalo di Cagliari non si regala». Fausto Mura, presidente Federalberghi per il Sud Sardegna, boccia le ipotesi della cessione a F2i e della fusione con Olbia e Alghero: «Operazioni fuori da ogni logica».
 Per l’ex manager di Sogeaal: «Non svendiamo i nostri scali» Umberto Borlotti: «La gestione pubblica funziona, i fondi di investimento sono attratti solo dagli utili»

Mentre l’autorità Antitrust (aprile 2024) ha dichiarato che la fusione “non viola la concorrenza” e non rafforza posizioni dominanti, dando così un via libera formale.
Pur trattandosi di un monopolio.

Perché c’entra anche la speculazione energetica?

Scriveva il Sole24ore, lo scorso dicembre 2025: “Alla firma l’ingresso del fondo americano Sixth Street con il 38%. F2i chiude il riassetto di Sorgeniacreando un maxi polo dell’energia da oltre 6 GW di capacità installata, e si prepara ad altri due dossier caldi del settore, entrambi italo-francesi: il break up di Tirreno Power, la ex genco Enel di cui la stessa Sorgenia condivide il controllo con Engie, e in prospettiva Edison, dove il quadro è più fluido in attesa delle decisioni di Edf.”

Maurizio De Pascale, tramite l’Impresa Pellegrini ha costruito la stazione elettrica Terna a Garaguso, in Basilicata, ha effettuato dei lavori per il Parco Eolico di Tolve e Vaglio (PZ), e svolgerà dei lavori edili, civili e infrastrutturali per conto di Terna, come appaltatore, nell’ambito del progetto dei lavori per il SA.CO.I.3, il cavo potenziato di Terna che collega Sardegna-Corsica-Italia.

La linea editoriale della Nuova Sardegna ha totalmente ignorato la lotta dei comitati, un evento epocale come la raccolta firme Pratobello24 e ha spinto direttamente una campagna propagandistica pro off-shore nelle scuole, tramite alcuni funzionari delle multinazionali stesse.

In carica alle relazioni esterne della Fondazione di Sardegna, c’è Graziano Milia (che ha appena annunciato la ricandidatura a sindaco di Quartu S.E.), che aveva patrocinato una giornata dedicata all’off-shore con le scuole medie, organizzata dalle multinazionali Renantis e BlueFloat Energy. F2i è “entrata nel finanziamento che ha supportato l’acquisizione di Renantis (ex Falck Renewables)” da parte di J.P. Morgan.

Milia aveva avuto un duro scontro con i Comitati di difesa No Tyrrhenian Link di Quartu e Selargius, con Milia in difesa di Terna e schierata in favore dell’off-shore.

Ricordiamo che socio Terna è Cassa Depositi e Prestiti (tramite una controllata), e che tra gli azionisti della banca c’è Fondazione di Sardegna, di cui Milia cura le relazioni esterne.

Inoltre, due impianti agrivoltaici approvati il 13 marzo 2025 sono riconducibili alla F2i.
Due progetti fotocopia autorizzati che trasformeranno oltre 200 ettari nelle campagne Solarussa, Zerfaliu, Tramatza, Siamaggiore e Zeddiani.

Scriveva a marzo 2025 Enrico Fresu sull’Unione Sarda: Via libera a due enormi campi agrivoltaici nell’Oristanese. “Ef Agri Società Agricola (ndr, 0 dipendenti), che attraverso la “madre” Ef Solare Italia fa capo al colosso italiano degli investimenti F2i (70%) e al francese Crédit Agricole Assurances (30%)”. 

Insomma, F2i ha messo radici, o artigli, sul grande fiume di denaro che sta transitando in Sardegna con il PNRR e mette le mani sugli aeroporti sardi, vere e proprie casseforti economico-finanziarie.

Come si blocca la speculazione sulla terra sarda?

Tempo fa sorridevo leggendo che la Sardegna fosse terra di conquista commerciale: il PIL non è tra i più alti e l’isola non fa gola come mercato di sbocco.
Mi sbagliavo: l’operazione F2i è economica, ma funzionale al controllo politico, esercitato a prescindere dai risultati elettorali. L’economia pesa più della democrazia: le decisioni si prendono nei CDA, non nelle urne.

Una nuova elaborazione nella società è possibile a partire dallo scarto tra narrazione ufficiale italiana (top) e resistenza anticoloniale dei comitati, associazioni e movimenti (down).
Tuttavia, l’orgoglio “sardista” rimane ad un livello sentimentale, non riusciamo a trasformarlo in politico, ed è una cosa su cui indagare maggiormente.

Intanto ci consoliamo con la mobilitazione nuorese contro il 41 bis a Nuoro: la città si mobilita con un’assemblea straordinaria.
Da sostenere in tutti i modi.

da qui

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