giovedì 8 gennaio 2026

La Giunta Todde “collabora lealmente” con lo Stato a chiudere le scuole - Cristiano Sabino

 

Doveva essere il “momento del noi” e invece la Giunta Todde si sta sempre di più rilevando come il momento propizio per l’assalto all’arma bianca alla sovranità del popolo sardo.

Dopo RWM, colonizzazione energetica, aeroporti e sanità, scatta l’allarme rosso anche nel settore scuola.

A lanciare l’SOS è il sindacato sardo Cobas Scuola Sardegna che per tramite del suo portavoce Nicola Giua denuncia ( https://www.cobasscuolasardegna.it/su-dimensionamento-scolastico-in-sardegna-a-s-2026-2027-cobas-scuola-sardegna/ ): «come sull’ampliamento dell’RWM la Giunta Regionale della Sardegna decide di non decidere sul prossimo dimensionamento Scolastico 2026/2027 e chiede al Ministero di fare il lavoro sporco al quale però anticipa che collaborerà».

Debolezza politica o fattuale complicità? Lasciamo al lettore l’arduo giudizio, ma per i diritti dei sardi non cambia nulla, perché anche su un tema così strategico e delicato come la scuola la Giunta Regionale ha infatti deciso di non decidere. Sul Dimensionamento Scolastico (Deliberazione n. 65/27 del 12 dicembre 2025) la Regione ha infatti annunciato di attendere le decisioni del Commissario ad Acta che sarà nominato dal Ministero – MIM per tagliare le ulteriori 9 (nove) autonomie previste per l’anno scolastico 2026-2027 che passerebbero dalle attuali 232 alle 223 previste dalle tabelle ministeriali. 

Come rilevato dai Cobas Scuola Sardegna, questa scelta rappresenta non solo una mancanza di coraggio politico, ma anche una chiara manifestazione della colonialità interna che permea strutturalmente la gestione delle politiche regionali in Sardegna. 

In sintesi, invece di procedere verso una crescente assunzione di responsabilità e poteri sovrani la Sardegna viene declassata a provincia marginale da sfruttare e saccheggiare sul piano energetico e militare, mettere a frutto privatizzandone gli asset strategici (vedasi affaire degli aeroporti) e spolpare fino all’osso per quanto riguarda i suoi servizi fondamentali (per esempio le autonomie scolastiche).

Nella delibera n 65/27, dopo alcune formali dichiarazioni di non condivisione, possiamo leggere che pur non condividendo «nel metodo e nel merito» le «modalità di definizione del contingente di organico statale», la RAS si dichiara «comunque disponibile, nell’ottica del principio di leale collaborazione istituzionale sopra citato, nel supportare il Commissario ad acta che verrà nominato, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge 31 maggio 2021, n. 77, nello svolgimento delle sue attività al fine di garantire il corretto avvio dell’anno scolastico».
Ma che eleganza voltairiana! 

Questa modalità pilatesca rappresenta qualcosa di peggio dell’inerzia e dell’incompetenza. Di fatto è la perpetuazione di un modello di gestione che riecheggia le antiche pratiche coloniali: decisioni imposte dall’alto che portano a una continua erosione dei diritti dei sardi.

La Scuola come strumento di colonizzazione culturale

Per comprendere appieno l’impatto del dimensionamento scolastico, è essenziale porre attenzione sul ruolo che la scuola ha rivestito e riveste nel processo di colonizzazione culturale. La Sardegna, come altre regioni storicamente marginalizzate, ha visto la propria identità culturale, linguistica e sociale costantemente minacciata da politiche centraliste che hanno cercato di omogeneizzare la sua realtà con quella del resto dello Stato italiano. Una volta ottenuto questo risultato, l’istituzione scolastica rappresenta solo un costo da tagliare. E tagliare le autonomie scolastiche, a fronte di una  lenta ma inesorabile moria del popolo sardo che altrove ho definito “genocidio bianco” o “sardicidio” ( https://www.sindipendente.com/2025/10/09/il-genocidio-bianco-dei-sardi-cronaca-di-una-colonizzazione-terminale/ ), rappresenta un tassello ulteriore nel processo di svuotamento umano della Sardegna. 

Il convitato di pietra: la legge sulla scuola sarda

Il Dimensionamento Scolastico non può essere separato dal più ampio tema dell’autodeterminazione e dell’emancipazione nazionale dei sardi. La Sardegna ha una storia complessa di lotte per l’autogoverno e la riconquista della propria identità. Tuttavia, questa lotta è costantemente ostacolata dalle politiche statali e regionali che, in nome di un centralismo economico e politico, finiscono per ridurre le possibilità di autogoverno del popolo sardo. La Sardegna ha il diritto di gestire le proprie risorse, educative e non, in modo che rispondano alle necessità reali delle persone che vi abitano, anche in virtù della storia, della lingua e della cultura del luogo. La decentralizzazione scolastica dovrebbe essere una delle battaglie principali da condurre, un’opportunità per creare una scuola più vicina ai territori, che promuova la lingua e la cultura sarda, che valorizzi la storia e le tradizioni locali.

Invece su questo punto, come su altri punti strategici, la destra meloniana e campo largo si danno la mano per disinnescare ogni tentativo che vada nella direzione di una legge regionale sulla scuola sarda a cui fra l’altro i Cobas Scuola Sardegna lavorano da anni, avendo anche presentato agli assessori competenti diverse bozze e linee guida.

Le politiche del Governo centrale e della Regione, nella loro logica di mera razionalizzazione amministrativa, non fanno invece che ripetere, in modo mascherato, le dinamiche coloniali che hanno sempre caratterizzato i rapporti tra lo Stato italiano e la Sardegna.

La Sardegna meriterebbe di essere “governata” con coraggio da una classe politica realmente vicina agli interessi della sua gente, ma viene invece amministrata per delega da una casta che ottiene i propri privilegi in cambio di un atteggiamento di lassismo, di acquiescenza e di una sterile “collaborazione istituzionale”.

Con queste modalità da sdraiati  bisogna rompere il prima possibile, se vogliamo che la nostra terra abbia un futuro! A partire dal diritto allo studio dei nostri giovani.

da qui

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