Doveva essere il “momento del noi” e invece la Giunta Todde si sta sempre di più rilevando come il momento propizio per l’assalto all’arma bianca alla sovranità del popolo sardo.
Dopo RWM,
colonizzazione energetica, aeroporti e sanità, scatta l’allarme rosso anche nel
settore scuola.
A lanciare
l’SOS è il sindacato sardo Cobas Scuola Sardegna che per tramite del suo
portavoce Nicola Giua denuncia ( https://www.cobasscuolasardegna.it/su-dimensionamento-scolastico-in-sardegna-a-s-2026-2027-cobas-scuola-sardegna/ ):
«come sull’ampliamento dell’RWM la Giunta Regionale della Sardegna decide di
non decidere sul prossimo dimensionamento Scolastico 2026/2027
e chiede al Ministero di fare il lavoro sporco al quale però anticipa che
collaborerà».
Debolezza
politica o fattuale complicità? Lasciamo al lettore l’arduo giudizio, ma per i
diritti dei sardi non cambia nulla, perché anche su un tema così strategico e
delicato come la scuola la Giunta Regionale ha infatti deciso di non decidere.
Sul Dimensionamento Scolastico (Deliberazione n. 65/27 del 12 dicembre 2025) la
Regione ha infatti annunciato di attendere le decisioni del Commissario ad Acta
che sarà nominato dal Ministero – MIM per tagliare le
ulteriori 9 (nove) autonomie previste per l’anno scolastico 2026-2027 che
passerebbero dalle attuali 232 alle 223 previste dalle tabelle
ministeriali.
Come
rilevato dai Cobas Scuola Sardegna, questa scelta rappresenta non
solo una mancanza di coraggio politico, ma anche una chiara manifestazione
della colonialità interna che permea strutturalmente la
gestione delle politiche regionali in Sardegna.
In sintesi,
invece di procedere verso una crescente assunzione di responsabilità e poteri
sovrani la Sardegna viene declassata a provincia marginale da sfruttare e
saccheggiare sul piano energetico e militare, mettere a frutto privatizzandone
gli asset strategici (vedasi affaire degli aeroporti) e spolpare fino all’osso
per quanto riguarda i suoi servizi fondamentali (per esempio le autonomie
scolastiche).
Nella
delibera n 65/27, dopo alcune formali dichiarazioni di non condivisione,
possiamo leggere che pur non condividendo «nel metodo e nel merito» le «modalità
di definizione del contingente di organico statale», la RAS si dichiara
«comunque disponibile, nell’ottica del principio di leale collaborazione
istituzionale sopra citato, nel supportare il Commissario ad acta che verrà
nominato, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge 31 maggio 2021, n. 77,
nello svolgimento delle sue attività al fine di garantire il corretto avvio
dell’anno scolastico».
Ma che eleganza voltairiana!
Questa
modalità pilatesca rappresenta qualcosa di peggio dell’inerzia e dell’incompetenza.
Di fatto è la perpetuazione di un modello di gestione che riecheggia le antiche
pratiche coloniali: decisioni imposte dall’alto che portano a una
continua erosione dei diritti dei sardi.
La Scuola
come strumento di colonizzazione culturale
Per comprendere
appieno l’impatto del dimensionamento scolastico, è essenziale porre attenzione
sul ruolo che la scuola ha rivestito e riveste nel processo di colonizzazione
culturale. La Sardegna, come altre regioni storicamente marginalizzate, ha
visto la propria identità culturale, linguistica e sociale costantemente
minacciata da politiche centraliste che hanno cercato di omogeneizzare la sua
realtà con quella del resto dello Stato italiano. Una volta ottenuto questo
risultato, l’istituzione scolastica rappresenta solo un costo da tagliare. E
tagliare le autonomie scolastiche, a fronte di una lenta ma inesorabile
moria del popolo sardo che altrove ho definito “genocidio bianco” o
“sardicidio” ( https://www.sindipendente.com/2025/10/09/il-genocidio-bianco-dei-sardi-cronaca-di-una-colonizzazione-terminale/ ),
rappresenta un tassello ulteriore nel processo di svuotamento umano della Sardegna.
Il convitato
di pietra: la legge sulla scuola sarda
Il Dimensionamento
Scolastico non può essere separato dal più ampio tema
dell’autodeterminazione e dell’emancipazione nazionale dei sardi. La Sardegna
ha una storia complessa di lotte per l’autogoverno e la riconquista
della propria identità. Tuttavia, questa lotta è costantemente ostacolata
dalle politiche statali e regionali che, in nome di un centralismo economico e
politico, finiscono per ridurre le possibilità di autogoverno del
popolo sardo. La Sardegna ha il diritto di gestire le proprie risorse,
educative e non, in modo che rispondano alle necessità reali delle persone che
vi abitano, anche in virtù della storia, della lingua e della cultura del
luogo. La decentralizzazione scolastica dovrebbe essere una
delle battaglie principali da condurre, un’opportunità per creare una
scuola più vicina ai territori, che promuova la lingua e la cultura sarda,
che valorizzi la storia e le tradizioni locali.
Invece su
questo punto, come su altri punti strategici, la destra meloniana e campo largo
si danno la mano per disinnescare ogni tentativo che vada nella direzione di
una legge regionale sulla scuola sarda a cui fra l’altro i Cobas Scuola
Sardegna lavorano da anni, avendo anche presentato agli assessori competenti
diverse bozze e linee guida.
Le politiche
del Governo centrale e della Regione, nella loro logica di mera razionalizzazione
amministrativa, non fanno invece che ripetere, in modo mascherato, le
dinamiche coloniali che hanno sempre caratterizzato i rapporti tra lo Stato
italiano e la Sardegna.
La Sardegna
meriterebbe di essere “governata” con coraggio da una classe politica realmente
vicina agli interessi della sua gente, ma viene invece amministrata per delega
da una casta che ottiene i propri privilegi in cambio di un atteggiamento di
lassismo, di acquiescenza e di una sterile “collaborazione istituzionale”.
Con queste
modalità da sdraiati bisogna rompere il prima possibile, se vogliamo che
la nostra terra abbia un futuro! A partire dal diritto allo studio dei nostri
giovani.
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