giovedì 8 settembre 2022

Argentina: «Proibire pesticidi pericolosi e sostenere l’agricoltura senza veleni»

 

 

Il governo (della provincia di Buenos Aires, N.d.R.) di Axel Kicillof ha pubblicato una risoluzione per mappare le zone dove non è permesso l’uso di prodotti chimici per l’agricoltura. Ogni comune dovrà aderire volontariamente. Le organizzazioni socio-ambientali segnalano che la Costituzione nazionale è chiara: le irrorazioni con pesticidi vanno frenate. Ricordano che «la salute vale più di qualunque attività produttiva».

L’amministrazione della provincia di Buenos Aires ha emesso una disposizione in cui si stabiliscono delle restrizioni all’applicazione di prodotti chimici per l’agricoltura. Sebbene l’organismo di applicazione di questa norma sia il Sottosegretariato per lo Sviluppo Agricolo e per la Qualità Agroalimentare, è stato stabilito che i comuni dovranno aderirvi volontariamente per far parte della mappa che sarà elaborata con le informazioni ottenute. Le associazioni socio-ambientali sono diffidenti e richiedono soluzioni concrete.

Secondo le informazioni ufficiali, delle 135 circoscrizioni di Buenos Aires solo 73 si avvalgono di ordinanze che limitano l’uso di pesticidi in termini spaziali. L’iniziativa provinciale ha quindi come obiettivo la rappresentazione grafica delle restrizioni territoriali per l’applicazione di ciascuna ordinanza. Questa proposta dello Stato provinciale, tra le varie spiegazioni, emerge dagli incontri che l’Osservatorio tecnico degli agrochimici ha tenuto con i governi locali. L’Osservatorio ha svolto queste consultazioni per creare una riforma della Legge 10.699 di 24 anni fa, che non stabilisce limiti alle irrorazioni; purtroppo non sembrano ancora esserci sviluppi in questo senso.

Quando l’associazione ambientalista Exaltación Salud è venuta a conoscenza di questa disposizione, ha dichiarato: «La Provincia ha un enorme debito nei confronti della salute pubblica, dei cittadini e delle cittadine di Buenos Aires; ha anche un ritardo enorme rispetto alla gravità dell’emergenza socio-ambientale». Secondo l’associazione, questa decisione dimostra che «non c’è l’intenzione politica di proibirne l’uso e che continuano a sostenere la fallacia per cui questi veleni possono essere controllati con “buone prassi” o con la fiscalizzazione».

Il testo della Risoluzione 297, pubblicato nel Bollettino ufficiale il 9 agosto, segnala che la georeferenziazione renderà possibile «uno strumento di visualizzazione agile e di facile accesso sull’utilizzo di agrochimici stabilito sia nelle ordinanze municipali nell’ambito delle sue competenze, sia a livello provinciale con la Legge 19.699 e il suo Decreto applicativo 499/91; strumento che servirà come investimento per lo sviluppo di politiche pubbliche in questo ambito».

«Mettersi all’opera»

Secondo Jorge Picorelli dell’Associazione Paren de Fumigarnos di Mar del Plata, queste «sono azioni per fingersi “verdi”, ma che in realtà servono a nascondere altre cose o a dire che si è intrapresa la giusta via». L’attivista racconta che non esistono controlli nella zona rurale dove vive. Nel 2013 la Giunta municipale della circoscrizione di General Pueyrredón ha proibito le irrorazioni con pesticidi fino a cento metri da scuole, centri di assistenza e di salute, e fino a 25 metri da corsi d’acqua, club, campeggi, centri sportivi e complessi turistici. Grazie a questa normativa, esiste una misura cautelare che stabilisce mille metri come limite. Ma allora quale sarà la distanza tenuta in considerazione dalla georeferenziazione provinciale?

«Se vogliono fare qualcosa, non devono inventarsi nessuna risoluzione. La Costituzione dice già cosa fare: mettersi all’opera», dice Picorelli. Allo stesso tempo, commenta che la nuova disposizione ha generato sospetti e avanza un esempio: «C’è il Ministero statale dell’ambiente in cui Juan Cabandié sostiene le attività estrattive. È stato lui a convalidare uno studio malfatto sull’impatto ambientale delle petroliere, ma la Magistratura lo ha usato come base per emettere le misure cautelari e per frenare l’esplorazione al largo del mare argentino. Attualmente ci sono denunce per gli incendi a Rosario e Entre Ríos, ma non fanno nulla».

La sua collega Marcela Lupini aggiunge: «General Pueyrredón ha aderito alla Rete nazionale dei Comuni agro-ecologici (Renama) ma è stata solo una messa in scena perché, quando abbiamo denunciato le irrorazioni in corso, sono venuti a controllare una settimana dopo. Per questa ragione non crediamo utile aderire a risoluzioni vuote».

La salute non è negoziabile

Le attiviste e gli attivisti socio-ambientali della circoscrizione di Exaltación de la Cruz mettono in chiaro che la risoluzione mostra «la mancanza di strumenti per sapere dove si utilizzano nel territorio, che sarebbe lo scopo di questa mappa» e si chiedono «quando cominceranno a proibire i veleni per l’agricoltura, i pesticidi e i fertilizzanti pericolosi; e quando cominceranno ad allontanarli dalle persone». Nell’agosto 2021 la Giunta ha rifiutato un’ordinanza che avrebbe aumentato a mille metri la zona di protezione, attualmente fissata a 150 metri. Ciò aveva generato disdegno nella cittadinanza e una disposizione cautelare che avvalla la richiesta popolare allo scopo di aumentare le distanze.

Dopo aver scoperto l’iniziativa di georeferenziazione, Exaltación Salud ha anticipato che la futura mappa «mostrerà ciò che già sappiamo: la maggioranza delle circoscrizioni consente l’utilizzo dei pesticidi quasi ovunque». Inoltre, l’associazione mette in discussione il fatto che non vengono nominate le disposizioni giuridiche esistenti, come nel caso di General Pueyrredón o di Exaltación de la Cruz.

La richiesta di Exaltación Salud è che l’amministrazione dovrebbe iniziare a proibire totalmente i 140 pesticidi utilizzati nel Paese, i quali sono vietati in altre parti del mondo a causa della loro pericolosità nei confronti delle persone e dell’ambiente. «Esigiamo che lo sforzo più grande sia fatto per proibire i pesticidi e i fertilizzanti pericolosi, e per sostenere l’agricoltura senza sostanze tossiche», esprimono in un comunicato. Aggiungono che «la salute vale più di qualunque attività produttiva: non è negoziabile e non ha prezzo».

Nessuna politica efficace

La normativa si è presentata come risultato delle riunioni tenute nel 2021 tra l’Osservatorio tecnico degli agrochimici di Buenos Aires e i comuni. Il testo indica che è evidente «la necessità di appoggiarsi a uno strumento che renda possibile una rappresentazione grafica che raffiguri i regolamenti territoriali imposti a livello locale e le restrizioni all’utilizzo di agrochimici, tenendo conto delle normative in questo ambito amministrate dai comuni rilevanti».

Durante quegli incontri, svariati organismi hanno espresso la necessità di eliminare l’uso di veleni agricoli per preservare la salute umana e ambientale. Tuttavia, la georeferenziazione sembra andare in senso opposto. Tale disposizione segnala «che in questo quadro, si è notata la necessità di stabilire nuove azioni guidate dall’Osservatorio tecnico degli agrochimici per orchestrare strumenti futuri che agevolino il raggiungimento degli obiettivi disposti nell’ambito dell’uso e dell’applicazione dei prodotti chimici per l’agricoltura».

Traduzione dallo spagnolo di Mariasole Cailotto. Revisione di Thomas Schmid

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