Tira sempre una brutta aria in città. E’ quanto risulta dai dati del primo trimestre 2026 appena
pubblicati da Isde Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana
Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, che monitora la qualità
dell’aria attraverso 58 centraline di traffico e di fondo
urbano in 27 città, utilizzando i dati delle reti regionali ARPA/APPA.
Vediamoli in estrema sintesi, con riferimento ai vari inquinanti
riscontrati in questo periodo, iniziando dal particolato (PM 10 e PM 2,5) e
cioè dalle particelle che si formano nell’aria e possono avere conseguenze,
anche gravi, per la nostra salute. Le situazioni più preoccupanti sono state
registrate a Milano, Verona, Modena, Padova, Torino, Parma, Brescia, Vicenza e
Bologna dove risultano abbondantemente superati i limiti
fissati a tutela della salute dalla normativa comunitaria nonché quelli
raccomandati dall’Oms. In generale, comunque, non si riscontrano
significativi miglioramenti per questi inquinanti in nessuna
delle città monitorate.
La situazione è ancora più preoccupante se esaminiamo i dati sull’ozono,
prodotto soprattutto dal traffico veicolare, dove in quasi tutte le città
controllate si sono riscontrati superamenti dei limiti, specie a Torino, Milano,
Roma, Catania, Brescia, Bergamo, Vicenza, Modena e
Verona, nelle quali il limite massimo annuale di giorni di superamento
consentiti è già stato abbondantemente superato in soli tre mesi (addirittura
per 80 giorni su 90 considerati).
Insomma, rinviando alla pubblicazione integrale per un quadro più
dettagliato, se pure i dati sono riferiti solo a 27 città, appare evidente più
in generale che ben poco è stato fatto e si sta facendo per
difenderci dall’inquinamento atmosferico specie nelle regioni più a rischio
come quelle del nord, nonostante il diritto alla salute e alla tutela
ambientale abbiano rilevanza costituzionale.
Anche perché, a parte l’andamento meteorologico, le cause dell’inquinamento
atmosferico sono collegate ad attività umane quali impianti
chimici industriali, inceneritori, motori a scoppio degli autoveicoli e
combustioni in genere. Ed è altrettanto certo, del resto, che l’inquinamento
atmosferico può causare, tra l’altro, asma, bronchiti
croniche, ictus, infarti e tumori.
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Più in particolare, secondo una recente relazione dell’Agenzia europea per
l’ambiente (AEA), in Italia ci sono state 46mila morti premature derivanti
dall’esposizione al particolato; altre 11.300 persone hanno perso la vita a
causa dell’esposizione al biossido di azoto e 5.100 a causa dell’ozono. Per
capirsi meglio, quindi, circa un quinto dell’intera mortalità a livello
Ue si registra in Italia.
Non a caso, del resto, nel 2024 la Ue con la direttiva 2881 ha introdotto,
insieme a nuovi e più stringenti limiti, il diritto dei cittadini ad
essere risarciti per i danni alla salute per la cattiva
qualità dell’aria, dando agli Stati membri tempo fino all’11 dicembre 2026 per
renderlo operativo. Con questa direttiva, in particolare, i cittadini potranno
ottenere un risarcimento dimostrando che il danno alla salute
è stato causato dalla violazione di una serie di regole da parte dell’Autorità
competente, commessa volontariamente o per comportamento negligente e
avranno anche diritto ad agire in giudizio per contestare la legittimità dei
provvedimenti presi dall’Autorità competente o la assenza di essi; come la
localizzazione dei punti di controllo che vanno installati obbligatoriamente per
monitorare gli inquinanti sotto osservazione: particolato (PM), biossido
d’azoto, biossido di zolfo, benzene, monossido di carbonio, piombo, arsenico,
cadmio, nickel, benzo(a)pirene.
Purché sia chiaro che già oggi le leggi di tutela ci sono e sono chiare e
precise ma non vengono rispettate e fatte rispettare. A volte,
purtroppo con l’avallo della magistratura: l’Italia è l’unico paese Ue dove nel
2024 ha visto la luce a Torino, in una delle città più inquinate, una stravagante
sentenza del Tribunale dove si afferma che, se pure vengono superati
i limiti per lo smog, i pubblici amministratori che non intervengono non sono
responsabili in quanto la legge non specifica espressamente questo dovere e
spetta ai giudici dire loro quali provvedimenti adottare in particolare.
E così sono stati prosciolti, senza nemmeno un processo,
amministratori regionali e sindaci della città fra cui Chiara Appendino e Piero
Fassino, e l’ex presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Tira
proprio una brutta aria.
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