Non servono ideologie, religioni o identità etniche per arrivare a una guerra civile. A volte basta che si spezzino i legami. È questa la conclusione più inquietante di uno studio pubblicato il 9 aprile 2026 sulla rivista Science, che documenta un caso senza precedenti tra gli scimpanzé: la più grande comunità mai osservata in natura si è divisa in due, dando origine a una sequenza di attacchi letali tra ex compagni.
Per oltre vent’anni, gli scimpanzé di Ngogo, in Uganda, hanno
vissuto come un’unica comunità: una società complessa fatta di alleanze,
gerarchie e cooperazione. Poi qualcosa cambia. Nel 2014 muoiono diversi
individui chiave, quelli che tenevano insieme sottogruppi diversi, e l’anno
successivo cambia la leadership maschile. Le relazioni iniziano a
riorganizzarsi e due blocchi, occidentale e centrale, smettono progressivamente
di interagire. Nel 2015 compare un segnale mai osservato prima: i due gruppi si
evitavano. Non si separano ancora, ma smettono di riconoscersi come parte della
stessa rete. Negli anni successivi la tensione cresce. Tra il 2016 e il 2017
compaiono i primi pattugliamenti territoriali interni e le prime aggressioni.
Nel 2018 la rottura è definitiva: due gruppi distinti, territori separati,
nessuna relazione sociale o riproduttiva. La comunità, di fatto, non
esiste più.
A quel punto la divisione si trasforma in qualcosa di diverso, che somiglia
sempre di più a una guerra civile. Tra il 2018 e il 2024 il gruppo occidentale
conduce almeno 24 incursioni nel territorio del gruppo centrale. Gli attacchi
sono collettivi, coordinati, ripetuti nel tempo. Non sono scontri occasionali,
ma azioni organizzate che seguono uno schema preciso: pattugliamenti, ingresso
nel territorio dell’altro gruppo, aggressione. Il bilancio è pesante:
almeno sette maschi adulti uccisi e 17 cuccioli, in media un adulto e due
piccoli all’anno. E potrebbe essere una stima al ribasso, perché altri
maschi sono scomparsi senza cause note e potrebbero essere stati vittime di
attacchi non osservati.
Il dato più sconvolgente è che le vittime non sono estranei, ma ex
compagni: individui che per anni hanno condiviso territorio, alleanze e
gerarchie. La nuova appartenenza cancella quella precedente, riscrive il
confine tra “noi” e “loro” e rende possibile una violenza che fino a poco prima
sarebbe stata impensabile.
È questo che rende il caso simile a una guerra civile: la violenza nasce
dentro una comunità, non contro un nemico esterno. Gli scimpanzé non hanno
linguaggio simbolico, né religioni o ideologie politiche, eppure sviluppano una
dinamica che ricorda da vicino i conflitti umani più laceranti. Lo studio mette
così in discussione una spiegazione diffusa, secondo cui sarebbero soprattutto
le differenze culturali a generare le guerre civili: qui non ci sono, eppure la
violenza emerge lo stesso. Secondo i ricercatori, basta la dinamica delle
relazioni. Quando i legami si indeboliscono, quando la rete sociale si spezza e
i gruppi si chiudono su se stessi, nascono nuove identità. E queste identità
possono diventare ostili. Le ideologie, in questa prospettiva, arrivano dopo:
non sempre sono la causa, ma spesso il modo in cui il conflitto viene
giustificato e organizzato.
Nel caso di Ngogo diversi fattori si intrecciano: la dimensione molto
grande del gruppo, la morte di individui che fungevano da ponte tra
sottogruppi, i cambiamenti nella leadership e le tensioni legate alla
competizione riproduttiva. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, è
sufficiente a spiegare la rottura. Ma insieme producono una trasformazione
irreversibile. Quando le relazioni smettono di attraversare la
comunità e si concentrano in blocchi separati, la divisione diventa strutturale
e il conflitto diventa possibile.
Questo caso non spiega da solo le guerre civili umane, ma obbliga a
guardarle in modo diverso. Forse non iniziano solo con grandi differenze —
etniche, religiose o politiche — ma molto prima, nei rapporti che si
deteriorano, nei gruppi che si isolano, nei legami che si spezzano. Gli
scimpanzé non fanno politica, ma mostrano un meccanismo essenziale: una
comunità può trasformarsi in un campo di battaglia senza bisogno di ideologie.
Comincia quando i legami si rompono.
Nessun commento:
Posta un commento