mercoledì 16 novembre 2022

Imma Tataranni, Sostituto Procuratore.

qui la puntata "incriminata"


Le associazioni ambientalistiche Amici della Terra, Altura, Assotuscania, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Comitato Nazionale del Paesaggio, Emergenza Cultura, Gruppo di Intervento Giuridico, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Pro Natura con questo documento intendono esprimere e divulgare la loro gratitudine nei confronti degli autori della serie televisiva “Imma Tataranni, sostituto procuratore”, i quali, nella puntata andata in onda su RAI 1 il giorno 13 ottobre dello scorso mese, hanno avuto il coraggio di aprire un varco nella muraglia di omertà che da decenni impedisce ai nostri concittadini di venire a conoscenza dei fatti reali nascosti dietro al ricorso sregolato delle cosiddette energie rinnovabili e in particolare dietro all’invasione delle gigantesche torri a elica innalzate su tanti crinali della penisola per produrre energia elettrica del vento.

Il gravissimo scempio ai paesaggi italiani, agli ambienti naturali, alla fauna selvatica, con gli irreparabili danni collaterali all’immagine culturale e all’appeal turistico del Bel Paese, è stato giustificato dalle società coinvolte in questo settore, ricorrendo a una narrazione ampiamente discutibile. Il loro martellante messaggio mediatico, reso possibile dagli ingenti ricavi derivati dalle installazioni già realizzate con il supporto dello Stato, avrebbe dovuto contribuire a creare nel pubblico l’illusione che basterebbe innalzare un numero adeguato di quegli imponenti impianti industriali (contrabbandati come lievi girandole) sulle creste dei nostri territori più pregiati  per arrestare l’innalzamento delle temperature mondiali dovuto all’effetto serra.

Niente di più opinabile!

In verità la strada realistica verso la mitigazione della produzione di CO2 sfiora solo marginalmente il ricorso al vento e al sole. Affidarsi fideisticamente a tali risorse, per loro natura inaffidabili, equivale a una pericolosa illusione. 

Le nostre associazioni sono pronte a fornire in altra sede a chiunque desiderasse un maggiore approfondimento le ragioni delle nostre ben argomentate perplessità. Qui desideriamo solo sottolineare come la nostra voce sia stata soffocata con ogni mezzo grazie alla complicità o all’ignavia della maggioranza degli schieramenti politici e di quasi tutti i media.

Malgrado ciò, anche per merito delle eroiche opposizioni delle Soprintendenze, si è assistito quasi dovunque alla crescente contrarietà delle comunità locali verso l’imposizione di così gravi manomissioni dei loro territori e verso i disagi che ne derivano. Consapevoli di questa situazione di stallo, ora le industrie che lucrano sulla produzione dell’energia elettrica dal vento e dal sole, sfruttano a loro vantaggio l’argomento della necessità urgente di liberarsi dal ricatto del gas proveniente dalla Russia, per raggiungere l’obiettivo fantascientifico dell’indipendenza energetica.

Costoro però si guardano bene dall’aggiungere che tale traguardo potrebbe essere teoricamente raggiunto solo al prezzo di una diversa  sudditanza nei confronti dei produttori stranieri di pale eoliche, tra i quali primeggia la repubblica cinese che è anche proprietaria delle terre rare necessarie al funzionamento delle eliche rotanti, come del funzionamento dei pannelli fotovoltaici.  Nell’attesa dell’arrivo dell’ improbabile Messia eolico, quale è il risultato, ad oggi?

Anche se le preziose emergenze storico-artistiche e i paesaggi naturali di intere regioni come il Molise, la Basilicata, la Puglia, la Sicilia, sono stati già deturpati da migliaia di gigantesche torri eoliche, altre più di 200 metri, la produzione italiana di elettricità dal vento non copre neppure l’1,5% del fabbisogno energetico totale (i consumi elettrici sono solo una fetta dei consumi totali, il 22%).

Il nuovo piano europeo REPowerEU alza ulteriormente l’asticella degli obiettivi e prevede per l’Italia che l’eolico passi da 11 GW di installato al 2021 a 36 GW al 2030.

Questo significa che sarebbe necessario ricoprire interamente di torri eoliche uno spazio collinare pari all’intera regione Friuli-Venezia Giulia. La nostra percezione del paesaggio verrebbe praticamente imprigionata dovunque entro una gabbia di torri di acciaio, senza che tale sacrificio arrechi il minimo vantaggio a livello planetario.

Dispiace che a dare finalmente voce alle istanze di gran parte del mondo della cultura e dei territori sulla questione eolica sia una fiction e non l’informazione Rai, che dovrebbe essere a servizio delle comunità.

Amici della Terra, Altura, Assotuscania, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Comitato Nazionale del Paesaggio, Emergenza Cultura, Gruppo di Intervento Giuridico, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Pro Natura

da qui


Rinnovabili, la disinformazione sull’eolico arriva nelle fiction Rai.

Anev chiede chiarimenti: «Rimaniamo sgomenti di fronte a una narrazione simile da parte del servizio pubblico».

L’Anev ha chiesto un riscontro urgente alla Rai, in relazione alla puntata di ieri, 13 ottobre 2022, della fiction “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, nel corso della quale si è perpetrato un attacco esplicito e ingiustificato nei confronti del settore eolico.

Nel corso della puntata si dà una descrizione errata e tendenziosa di un settore, come quello eolico, che è nella realtà foriero di benefici di natura ambientale ed economica, sempre più evidenti oggi, con la crisi energetica e climatica in atto.

Nello specifico, viene descritto un parco eolico molto vicino alle abitazioni, e questo non è veritiero, in quanto non è consentito dalla normativa attuale che non autorizza la realizzazione di impianti eolici in prossimità dei centri abitati, prevedendo una fascia di rispetto pari a sei volte l’altezza della torre di un aerogeneratore, considerando quindi l’attuale tecnologia una distanza pari a circa 500 m. È pertanto menzognero parlare di rumore molesto della turbina, che peraltro corrisponde solo all’attrito dell’aria con le pale eoliche e con la torre di sostegno e che le moderne tecnologie hanno ridotto al massimo.

Viene descritto l’impianto eolico come impattate sull’ecosistema e pericoloso per l’avifauna. Anche questa è una notizia falsa, perché vige l’obbligo per chi costruisce gli impianti eolici di effettuare degli studi sul territorio e di escludere le zone che interessano le rotte migratorie dei volatili.

Secondo l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’eventuale impatto che potrebbe verificarsi con una turbina eolica, è inferiore a quello dovuto all’impatto degli uccelli con automobili, pali della luce e del telefono. Mentre, come sostiene il Wwf, i benefici che il settore eolico porta a fauna e avifauna, in termini di lotta al cambiamento climatico, sono superiori, considerando che sulla base di più di 200 lavori scientifici, si evidenzia che a causa delle emissioni di gas serra alcune specie sono in declino fino al 90% e con insuccesso riproduttivo totale e senza precedenti.

Sulle tematiche dell’inserimento dell’eolico nel territorio vigono attualmente normative molto restrittive in ambito europeo e quelle italiane sono tra le più severe in assoluto in termini di vincoli, limiti ed enti coinvolti nei processi di autorizzazione.

L’Anev, nel costante tentativo di armonizzare la presenza sul territorio di tale tecnologia, nel corso degli anni ha stretto collaborazioni fruttuose con le principali associazioni ambientaliste (Legambiente, Greenpeace, Wwf) che hanno portato alla sottoscrizione di un protocollo di intesa che prescrive per tutti gli associati delle best practices relative all’installazione di impianti eolici, con restrizioni ancor più vincolanti rispetto alla normativa vigente. Ha istituito inoltre un “Osservatorio sull’avifauna” che negli anni ha consentito di analizzare a fondo il comportamento di avifauna e chirotteri in relazione alla presenza di aerogeneratori con la finalità di minimizzare qualsiasi effetto nocivo non solo in termini di incidenti ma anche sui possibili effetti sulle rotte migratorie.

«Rimaniamo sgomenti di fronte a una narrazione simile da parte del servizio pubblico – ha commentato Simone Togni, presidente dell’Anev – Viviamo nell’epoca dei cambiamenti climatici che stanno provocando catastrofi giornalmente, causando morti e incidendo sulla biodiversità. In tutto il mondo l’eolico è riconosciuto per i suoi benefici sociali e ambientali positivi perché produce energia pulita, a basso costo e aiuterà a svincolarci dal gas estero. Una descrizione così manipolata della realtà, non veritiera e faziosa, arreca un danno non solo al settore delle rinnovabili, ma anche agli utenti che fruiscono del servizio pubblico fornito dalla Rai”.

Lo sforzo continuo che quotidianamente operatori ed associazioni di settore svolgono non può essere vanificato da interventi disinformativi operati dal servizio pubblico.

In conclusione sorprende che il servizio pubblico Rai invece di fare una corretta informazione sui temi così importanti come quelli delle rinnovabili, dell’energia eolica pulita e inesauribile e che non comporta danni sull’ambiente, si faccia tramite di un messaggio così fuorviante e privo di fondamento scientifico, a valle del quale ci auguriamo vengano presi provvedimenti in modo tale da riparare a quanto trasmesso ieri sera.

Anev – Associazione nazionale energia del vento

 


da l’Astrolabio17 ottobre 2022

 

Giù le Mani da Imma Tataranni.

EOLICO E RAI TV.  Il Presidente dell’associazione delle imprese eoliche minaccia la Rai che per una volta (sic!), attraverso la libera espressione artistica del regista Francesco Amato, ha osato scalfire il mito delle rinnovabili a tutti i costi. Ma il sostituto procuratore Imma Tataranni, campione di ascolti, è una tosta che non si farà certo intimidire.

Ebbene sì, sono una che apprezza gli sceneggiati televisivi, proprio quelli della televisione generalista, quelli che, secondo una opinione un po’ snob, nessuno guarderebbe più e che, invece secondo me, grazie alla scoperta delle ambientazioni nelle antiche città e nelle suggestive province italiane, hanno una nuova capacità di incuriosire milioni di telespettatori, in Italia e all’estero. Destinati al grande pubblico, gli sceneggiati sono principalmente vettori di buoni sentimenti ma, non di rado, introducono il racconto di fatti e comportamenti legati all’attualità e al cambiamento di costume della società italiana.

Così, sono stata felicissima che fosse proprio la mia investigatrice preferita, Imma Tataranni, sostituto procuratore a Matera, interpretata da Vanessa Scalera, a rappresentare l’unico disagio sociale fortemente sentito ma del tutto ignorato dei nostri giorni: il dramma di chi assiste impotente all’occupazione di un territorio che ama da parte delle pale eoliche e dei grandi impianti fotovoltaici a terra e non può farci niente.

L’ultimo episodio della serie tratta dai romanzi di Mariolina Venezia racconta l’indagine su un omicidio dove viene ingiustamente sospettato il proprietario del terreno attiguo a una centrale eolica, ridotto alla disperazione dal rumore e dallo stravolgimento dell’habitat naturale provocato dalle pale.

Pochi minuti di riprese dell’impianto, e di una torre eolica in particolare, immagini girate in modo magistrale dal regista e da operatori professionisti – come noi antieolici non ci siamo mai potuti permettere di realizzare – rendono il senso dello stravolgimento di un territorio naturale molto più di qualsiasi articolo o conferenza di esperti naturalisti. La fiction rai, in realtà, si limita a mettere in evidenza il rumore, il vulnus al paesaggio e il danno agli uccelli migratori. Ma tanto basta a identificarsi con i protagonisti, a comprendere il problema e le sue dimensioni.

Ciò può rendere disponibili i telespettatori a valutare più attentamente i limiti di una transizione energetica fondata su grandi impianti eolici e fotovoltaici, limiti che ci siamo sforzati di segnalare in questi anni a un’opinione pubblica disorientata e perplessa a causa dell’univocità del messaggio rinnovabilista trasmesso in modo acritico da tutti i mezzi di informazione.

In particolare: l’abnorme occupazione di territorio pregiato, agricolo o naturale; l’attacco alla tutela paesistica, in particolare dove le amministrazioni sono ancora inadempienti; l’addensamento di impianti nelle regioni del Sud a causa di una ventosità appena superiore alla media italiana e nonostante la maggiore domanda di elettricità provenga dal Nord del paese; la conseguente necessità di estendere la rete elettrica e i suoi rilevanti costi in bolletta; una ventosità comunque bassa che, nei siti migliori, non supera le 2.000 ore l’anno; la dipendenza dal mercato della sola Cina per gran parte dei componenti necessari alle installazioni e per la quasi totalità della filiera di produzione dei metalli e dei materiali. E, naturalmente, la non programmabilità dovuta all’intermittenza di queste fonti, che fa sì che gli impianti siano aggiuntivi e non sostitutivi delle centrali a gas che devono restare a disposizione (onerosa) della rete elettrica per far fronte alla domanda quando cala il sole o quando non c’è vento.

Lo sceneggiato aiuta, inoltre, a capire perché i cittadini che si trovano assediati dalle torri eoliche si sentano isolati e reietti, oltre che danneggiati. Nessuno è disponibile ad ascoltarli, si trovano a dover fronteggiare interessi colossali e la speculazione fondiaria; sono soggetti alla riprovazione generale – negazionisti! nemici del clima! – e finiscono per rappresentare l’incarnazione del Nimby, l’anatema coniato per designare gli egoisti che usufruiscono dei servizi comuni ma non vogliono impianti nel proprio giardino.

Ora, comunque la si pensi, il trattamento censorio riservato a queste minoranze e alle residue associazioni che cercano di sostenerle (fra cui gli Amici della Terra e l’Astrolabio) non è congruo in un paese dove il rigasificatore di Piombino è bloccato da quasi tutte le rappresentanze locali dei partiti di maggioranza e di opposizione. Dove metà del paese è sommersa dai rifiuti perché il tabù dei termovalorizzatori è avallato persino dai vescovi. Dove, nonostante un referendum fallito, le poche trivelle nei nostri mari sono state fermate a causa di una cattiva stampa che le ha rese invise all’opinione pubblica. Dove, da anni, la localizzazione del deposito di rifiuti radioattivi, indispensabile per ospitare in sicurezza i residui di ospedali e centri di ricerca, oltre che quelli delle centrali chiuse, non è assistita da un’informazione adeguata e corretta, almeno da parte del servizio pubblico televisivo.

L’elenco sarebbe ancora lungo, ma serve solo a rilevare che delle ragioni di chi si oppone a impianti veramente strategici – come dimostra la crisi energetica in corso – sappiamo quasi tutto, anche quando si rivelano irragionevoli e irrazionali. 

Mentre chi difende il paesaggio – che, pure, dovrebbe godere di una protezione costituzionale – e persino chi vede stravolte le condizioni al contorno della propria proprietà fondiaria finisce in un cono d’ombra e non ha più nemmeno il diritto di protestare. In ossequio alla religione del vento e del sole, si diventa invisibili e innominabili.

Infatti, che Imma Tataranni costituisca un’eccezione assoluta nel panorama dell’informazione, compresa la filmografia e persino la pubblicità, lo testimonia l’aggressiva protesta contro la Rai degli “imprenditori delle rinnovabili”, che si dicono addirittura “sgomenti” di una narrazione che porterebbe danno agli utenti del servizio pubblico. Ad esporsi sopra le righe è il solito Simone Togni, il prodigo presidente dell’Anev, l’associazione delle imprese dell’eolico, che da oltre 20 anni non trascura alcun ambito di comunicazione ed è, infatti, stupefatto che gliene sia sfuggito uno, e così efficace. Ora, dall’alto del suo ruolo di intoccabile depositario della verità rivelata, Togni si augura che, verso i responsabili di tanta improntitudine, “vengano presi provvedimenti in modo tale da riparare a quanto trasmesso”.

“Eddai, Togni, scenni giù”, direbbero a Roma: Imma Tataranni, sostituto procuratore a Matera, si è guadagnata la fama di incorruttibile e ha totalizzato 4 milioni e mezzo di telespettatori.

da qui

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